il primo post del mio primo blog

Ho creato un blog. Non so nemmeno io il perché. Non sono talentuosa né brava in cucina, non credo di essere particolarmente colta, tanto da pensare che tutti vogliano sapere come la penso, né simpatica (a riprova di ciò quando faccio una battuta spesso rido solo io) e non sono di certo “speciale”.

Allora perché l’ho fatto? A pensarci bene non lo so nemmeno io; forse mi sento un po’ sola, forse voglio far sentire la mia voce, anche se a volte urla cazzate -e a pensarci bene, se tutti la pensassero come me, la cacofonia di voci renderebbe inutile e inflazionato ogni sfogo- o forse voglio solo trovare un modo economico per fare autoanalisi. A pensarci bene avrei potuto comprare un diario, anche se quelli adolescenziali che ho provato a tenere si sono rivelati un buco nell’acqua per la mia mancanza di autodisciplina e ferrea determinazione, ma forse il punto è che, nonostante sia timida e nonostante non pensi di riuscire a cambiare il mondo con questo blog, vorrei che qualcuno mi sentisse.

In teoria avrei voluto redigere il primo post avendo come tema il femminismo, argomento che ultimamente, anche per via del sondaggio del Time, che ha messo questa parola nella lista delle più odiate del 2014 e l’ha vista addirittura classificarsi al primo posto (cosa che ha sollevato d’altro canto un polverone tale che lo stesso giornale è stato costretto a chiudere il sondaggio), è tornata di gran moda. Tuttavia ho pensato che una presentazione sarebbe stata logica e di buon gusto, quindi ecco qui in due parole chi sono, prendendo come spunto il titolo del blog.

Innanzitutto l’ho scelto in 5 minuti, ma è una buona rappresentazione di me: l’articolo indeterminativo spiega la mia volontà di mischiarmi tra la folla e di non spiccare sugli altri, insomma il desiderio di mimetizzarmi, cosa che mi caratterizza e che perseguo più o meno inconsciamente in tutti gli aspetti della mia vita; poi l’aggettivo, che è stato scelto sia per via della mia bassezza, sia per il motivo spiegato sopra, il voler scomparire; infine il nome che mi caratterizza, Donna, anche se a volte penso a me più come a una bambina spaesata che ad un’adulta, ma è quello che sono, ed è ora che inizi a farci i conti. Questo secondo me condiziona molto il mio modo di rapportarmi col mondo, sia rispetto alle altre donne, che a volte non prendono in considerazione le peculiarità del nostro genere, sia rispetto agli uomini, che, volere o volare, sono molto diversi da noi (e non starò qui a dire che diverso è bello come un qualunque spot pubblicitario, o invece sì?!?). Concludendo noto che tutto questo rimanda al libro della Alcott il quale, seppur non incluso nella mia lista dei romanzi preferiti, ha segnato la mia adolescenza per via dell’edizione a fumetti trovata a casa della balia la quale, nelle pagine finali, riportava le vicende di alcune delle più grandi donne della storia, con illustrazioni fantastiche che ho copiato fino allo sfinimento.

Insomma eccomi qui a tentare di spiegare, di spiegarmi e di capirmi.

p.s. L’immagine è di una artista che, come si vede, mimetizza le sue modelle con la tecnica del body painting. quello che faccio io di solito, ma non sono così brava

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